Un microchip come tecnica di controllo globale?

In questi ultimi anni si è sentito parlare di una tecnologia che potrebbe rivoluzionare il nostro modo di vivere, soprattutto in termini di libertà personale. Si tratta di VeriChip, un dispositivo con identificazione a radiofrequenza (RFID) che può essere usato in vari campi quali sicurezza, sanità, finanza, identificazione di emergenza. Dalle dimensioni di un chicco di riso, ogni dispositivo VeriChip contiene un numero di verifica unico che viene rilevato passando accanto ad un’apposito scanner. Va “innestato” sottopelle tramite iniezione praticata sotto anestesia locale e non è visibile ad occhio nudo.

Essendo il dispositivo progettato per la lettura da parte di terzi, il suo utilizzo ha fatto nascere non poche controversie e dibattiti sul potenziale abuso che ne può essere fatto ed è stato contestato l’uso di tali dispositivi da parte dello stato perché suscettibili di portare a una limitazione delle libertà civili. Si è ipotizzata infatti la realizzazione di un database globale in cui tutti verrebbero schedati assieme ai propri dati personali e alle proprie abitudini arrivando così alla perdita della libertà individuale.

Le operazioni di marketing per la promozione di questa tecnologia sono partite ormai da diverso tempo e c’è chi è convinto che, spinti dalla tensione generale che si genererà in questi anni, sarà predisposto l’obbligo di impianto del microchip. Ad oggi comunque non esistono leggi di questo tipo.

Sin dall’origine l’utilizzo del VeriChip è collegato al campo medico: il dispositivo servirebbe infatti per ricavare informazioni sui dati sanitari della persona in caso di situazioni di emergenza. Il numero identificativo permetterebbe a ospedali e operatori di medicina d’urgenza, di accedere a un database per ricavare le informazioni mediche conservate di una persona, la sua storia medica e la cartella clinica. Ciò non toglie che possa essere usato anche in altri campi: altre possibili applicazioni potrebbero essere nel settore della sicurezza, con il controllo degli accessi a strutture riservate oppure potrebbero riguardare il controllo di detenuti in libertà vigilata, pazienti psichiatrici, immigrati clandestini grazie alla possibilità di collegare il chip direttamente ad un satellite per seguire la posizione di una persona, secondo dopo secondo.

Potete leggere un’articolo di approfondimento andando al seguente link:
• Un chip sottocutaneo per controllare la popolazione?